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venerdì, 14 Agosto, 2020
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Con la conversione del decreto Rilancio l’infermiere di famiglia/comunità è legge

Il decreto Rilancio è legge. E con il decreto Rilancio arriva “l’assunzione a tempo indeterminato di 9600 infermieri di comunità. “Una svolta storica che ci consentirà di rafforzare concretamente i servizi territoriali che rappresentano, come anche questa emergenza ci ha confermato, il baluardo fondamentale per prevenire e successivamente gestire le emergenze sanitarie”.

Sono queste le parole di Roberto Speranza, ministro della Salute, pronunciate a Senato e Camera nel fare il punto sulla Fase 2. Ringraziamo il ministro assieme a tutto il Parlamento dove si è ritenuto di portare avanti senza modifiche il pilastro della prevenzione e dell’assistenza e dell’equità di accesso che finora ha proceduto al ralenti e che adesso potrà decollare a pieno titolo”, commenta la conversione in legge del decreto Rilancio con l’introduzione ufficiale dell’infermiere di famiglia/comunità Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche.

Ma le parole di Speranza vanno oltre nel momento in cui ha definito la nuova strategia per l’assistenza come “un lavoro senza precedenti. Abbiamo investito più risorse sul Servizio Sanitario Nazionale negli ultimi 5 mesi – ha detto – che negli ultimi 5 anni.  Siamo arrivati al momento a 29.433 assunzioni di cui 6330 medici, 13.607 infermieri, 6476 OSS”.

A questi si aggiungono ora i 9600 infermieri di famiglia/comunità che anche secondo il ministro fanno parte dell’investimento strategico sui servizi domiciliari alle persone fragili che, sono le sue parole, farà passare l’Italia dal 4% della platea di assistiti over 65 al 6,7%. Passiamo, grazie ad un solo decreto, da essere due punti sotto la media OCSE a 0,7% sopra la stessa media”.

Ora è necessario applicare subito l’innovazione e dare spazio il più velocemente possibile alla nuova figura per l’assistenza sul territorio, anche prevedendo percorsi formativi ad hoc diffusi in tutte le Regioni: “oggi l’infermiere di famiglia/comunità non è una figura improvvisata, ma un professionista preparato e che ha seguito master specifici per poter assistere al meglio i pazienti fragili e le loro famiglie”, aggiunge Mangiacavalli.

Una fragilità ‘aumentata’ – spiega la presidente FNOPI – in modo ancora più forte nel post-COVID. Vogliamo dare il nostro contributo al Paese e lo vogliamo fare assieme a tutti gli altri professionisti della salute, consapevoli che tutte le energie dovranno essere orientate a garantire il diritto alla salute dei cittadini”, conclude Mangiacavalli, dichiarando che la Federazione è pronta a continuare l’interlocuzione già avviata con Governo, Parlamento, Regioni e Associazioni dei cittadini e pazienti per definire rapidamente i termini di operatività di questo professionista essenziale per il territorio.

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