Salute e Miur investano negli Atenei sui docenti. Interpellanza alla Camera

Scritto da  IPASVI BAT Dic 01, 2017

Gli studenti che frequentano gli oltre 220 corsi di laurea in infermieristica,  attivi in 43 atenei, sono circa 51.300, di cui 47.000 frequentano il corso triennale, 800 quello in infermieristica pediatrica e 3.500 il corso di laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche. Più di qualunque altra facoltà.

Inoltre a questi si aggiungono gli studenti che hanno vinto un dottorato in scienze infermieristiche, non stimabili perché molti seguono un dottorato in corsi di laurea diversi rispetto a quello originario. Esistono anche  corsi di master di I e II livello, con frequenza obbligatoria per i ruoli di coordinatore infermieristico e infermiere specialista clinico, di difficile quantificazione vista la diversità del nome del master, ma si tratta comunque di oltre 2000 studenti l'anno. Solo il corso di laurea, ogni anno, conta 16.000 nuovi studenti, a cui si aggiungono, nei due anni successivi al triennio, i 2.500 studenti di laurea magistrale.

I docenti-infermieri presenti in questi corsi (classe MED/45) sono circa 41, tra professori ordinari, associati e ricercatori. Oggi, ci sono: 3 ordinari, 23 associati, 5 ricercatori confermati, 5 ricercatori a tempo determinato di tipo «A», 6 ricercatori a tempo determinato di tipo «B» 3, per un totale di 40 docenti. Quindi solo in 22 università, gli studenti hanno l'opportunità di seguire corsi di insegnamento del settore scientifico disciplinare MED45 tenuti da docenti inseriti nell'organico dei professori universitari. Con questi numeri, il rapporto docente/studenti è di circa 1 a 1.350. Per i corsi di laurea in odontoiatria ad esempio,  considerando i docenti afferenti al settore malattie odontostomatologiche MED 23, il confronto è 1 a 6.

Da questi presupposti parte l’interpellanza a firma Paola Binetti, Rocco Buttiglione, Angelo Cera e Giuseppe De Mita (Misto – Udc – Idea),  al Ministro della Salute e a quello dell’Università in cui si ricorda che molti infermieri hanno ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per ricoprire i ruoli da professori universitari e che un’eventuale chiamata di chi è in possesso dell’abilitazione porterebbe il numero di docenti almeno 56.

L’atto chiede quindi, ai ministri di finanziare per 15 anni l’occupazione, da parte di soggetti esterni abilitati, di posti di professori e ricercatori di ruolo nei corsi di laurea appartenenti alla classe MED/45.

La carenza strutturale di docenti, sottolineano i deputati, ha effetti sullo sviluppo disciplinare che può contare solo su docenti a contratto annuale. Dal 2012-13 a oggi, molti infermieri hanno ottenuto l'abilitazione scientifica nazionale (ASN) per ricoprire i ruoli da professori ordinario (PO; I fascia) e professore associato (PA; II  fascia) nel settore scientifico disciplinare MED/45.

Questo dimostra l'impegno di molti infermieri che, pur non occupando ruoli universitari, si sono adoperati per sviluppare importanti curricula scientifici. Secondo i deputati le università dovrebbero almeno provvedere alla chiamata di chi è in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale mettendo a disposizione 56 docenti: 14 professori ordinari e 32 professori associati. E si potrebbero prevedere deroghe ai punti organici da utilizzare per la chiamata di docenti del settore scientifico disciplinare MED/45 o incentivi economici alle università che investono su questo settore scientifico disciplinari MED/45.

La normativa, sottolinea l’interpellanza, consente il finanziamento per 15 anni, da parte di soggetti esterni, di posti di ruolo di professori (prima e seconda fascia) e. di ricercatori di tipo B.

Servirebbero finanziamenti per la chiamata degli abilitati così ripartiti: per i docenti interni abilitati, per 15 anni di finanziamento 9.155.449,00 euro (610.363,30 euro per anno);  per i docenti esterni abilitati, per 15 anni di finanziamento, 15.759.342,17 euro (1.050.622,81 euro per anno).

 “Il numero degli iscritti – scrivono i deputati - giustifica l'investimento nell'ottica di garantire il principio di parità tra i corsi e il principio di non discriminazione tra professioni, anche alla luce del fatto che l'emergenza infermieri richiede una formazione di prestigio”, mentre si assiste a una «ingiustizia di sistema», a cui i deputati chiedono ai ministri di porre fine, che si protrae ormai a 25 anni, data in cui furono avviati per la prima volta i corsi di laurea universitaria per infermieri.

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