Aggressioni sugli infermieri: Parte il corso FAD del progetto CARE

Scritto da  OPI BAT Lug 03, 2019

L’89,6% degli infermieri è stato vittima di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali da parte dell’utenza sui luoghi di lavoro. Il dato allarmante lo ha elaborato il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Tor Vergata di Roma e mette in evidenza la necessità assoluta di un intervento che blocchi il fenomeno sempre più diffuso delle aggressioni.

Per quanto riguarda la violenza fisica i dati parlano chiaro (la somma non dà 100 perché possono essersi manifestate varie forme di aggressione nello stesso caso): nel 43,1% dei casi si tratta di lancio di oggetti e sempre nel 43,1% di casi di sputi verso l’operatore sanitario, ma a seguire (39,1%) ci sono graffi, schiaffi e pugni (37,2%), tentata aggressione (36,6%) spintoni (35,4%), calci (26,2%) e così via.

Per non parlare di quante volte gli infermieri sono oggetto di violenze verbali (urla, offese, insulti, minacce ecc.): nel 26,6% dei casi è capitato più di 15 volte, ma nel 35,7% tra 4 e 15 volte e nel 31,9% dei casi da una a tre volte.

Cosa provocano gli episodi di violenza? Lo studio evidenzia che nel 41,8% dei casi scatta negli infermieri difficoltà/calo di concentrazione per l’intero turno, nel 16,9% paura e nella stessa percentuale rabbia, nel 18,9% dei casi chi è stato soggetto a violenza delega le proprie attività verso l’utente a un altro collega e nel 5,5% dei casi si arriva anche a soffrire di un comportamento di esclusione tale da compromettere l’esecuzione delle proprie attività.

Per questo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, offre in maniera gratuita ai loro iscritti sulla piattaforma FadInMed (formazione a distanza) specifici che si basano su interventi di comunicazione verbale e non, con l’obiettivo dedicato a come prevenire, riconoscere e disinnescare l'aggressività e la violenza contro gli operatori della salute. E che consentono di avere a chi conclude il corso 39,6 crediti ECM (Codice ECM 266861) e sarà disponibile online fino al giorno 31 dicembre 2019.

Il progetto si chiama “C.A.R.E. (Consapevolezza, Ascolto, Riconoscimento, Empatia) – Prevenire, riconoscere, disinnescare l’aggressività e la violenza contro gli operatori della salute” ed è composto di 12 sezioni; per ogni sezione sono previste alcune attività obbligatorie: uno o più video relativi ad argomenti specifici; la consultazione dei testi dei video; un questionario di valutazione ECM con domande a risposta multipla che sondano le conoscenze acquisite.

I titoli dei vari capitoli vanno, ad esempio, da “no ai pregiudizi” a “dalla rabbia all’aggressività alla violenza”, da “la comunicazione e l’ascolto” a “la paura e il suo linguaggio”, da “il conflitto” a “affrontare e gestire una crisi” e ancora, sempre come esempio, da “bullismo e inciviltà nel lavoro (infermieristico e medico)” fino a “decidere, tra ragione e intuizione, e le tecniche avanzate dei negoziatori in contesti critici”.

Il responsabile-realizzatore dei corsi è il Prof. Massimo Picozzi, psichiatra, criminologo e scrittore, docente per la Polizia di Stato e per l'Arma dei Carabinieri, responsabile del laboratorio di "Comunicazione non verbale e gestione dei conflitti" presso lo IULM di Milano.

La filosofia del corso si basa sulla de-escalation, una serie di interventi basati sulla comunicazione verbale e non verbale, appunto, che hanno l’obiettivo di diminuire l’intensità della tensione e dell’aggressività nella relazione interpersonale.

La persona che assume un atteggiamento aggressivo è un soggetto che non si sente compreso e attraverso il suo comportamento violento vuole esprimere questo disagio: il compito di ogni operatore è riconoscere queste particolari esigenze per evitare episodi di rabbia incontrollata e comprendere il suo stato d’animo e le sue emozioni; parliamo in questo caso dell’utilizzo del Talk Down.

Un meccanismo da prendere in considerazione anche in presenza di elementi che possano ferire i soggetti presenti (martelli, coltelli, oggetti contundenti), ma in tal caso si dovrà pensare a attuare un intervento mediato dalle Forze dell’Ordine e allontanarsi.

Utilizzare toni pacati, un linguaggio socioculturale in linea con la persona, non sovrapporsi alle parole della persona, accertarsi di essersi fatti capire e capire, non utilizzare toni accusatori o paternalistici, non rispondere con toni aggressivi e poi anche mantenere sempre il contatto visivo, la distanza di sicurezza, il contatto emotivo (risonanza-uguaglianza emotiva. Es. se lui si alza, anche io mi alzo), evitare qualsiasi contatto fisico, anche quando sembra che la situazione sia risolta sono solo alcuni degli atteggiamenti da imparare e utilizzare in caso di tentativo di aggressione.

La nostra professione - ha commentato la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli - ha come scopo il rapporto coi pazienti. È per noi un elemento valoriale importante sia professionalmente che per il ‘patto col cittadino’ che da anni ci caratterizza. Per noi è essenziale avere una relazione privilegiata con loro, per comprendere come ci vedono e come possiamo soddisfare nel modo migliore i loro bisogni di salute. Ed è altrettanto essenziale che i cittadini, spesso sopraffatti dalla tensione e dalle paure che generano i problemi di salute, purtroppo il più delle volte anche gravi, comprendano che i nostri professionisti lavorano per loro e per il loro bene e non li aggrediscano, ma li mettano nelle condizioni di dare il meglio di sé per poterli davvero aiutare”.

Chi si è registrato per l'anno in corso tramite l'accreditamento sul sito FNOPI può accedere al corso, mentre chi si fosse registrato direttamente sulla piattaforma FadInMed dovrà invece prima farsi accreditare nel sito http://www.fnopi.it/fnomceo/. Ricordiamo inoltre che è necessario passare dal sito della propria federazione per il controllo ogni anno.

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